Questa la valutazione sul Piano governativo del Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, che raccoglie 61 organizzazioni impegnati nell’assistenza e nella tutela degli anziani non autosufficienti “L’attuale Governo non ha stanziato alcuna nuova risorsa strutturale, e le risorse finanziarie oggi disponibili rimangono largamente insufficienti per rispondere alla crescita dei bisogni” dicono i coordinatori del Patto Cristiano Gori ed Eleonora Vanni.
“L’unico aspetto positivo del Piano – precisa la rete – riguarda i nuovi criteri di riparto del Fondo per le non autosufficienze (FNA). Superando il vecchio sistema basato in gran parte sulla popolazione residente, le risorse vengono ora distribuite tra le Regioni utilizzando indicatori più aderenti ai bisogni reali: la popolazione ultra75enne (esposta al rischio), i titolari di indennità di accompagnamento (bisogno già riconosciuto) e le persone con disabilità grave. Questo cambiamento rappresenta un importante passo avanti verso una distribuzione delle risorse più equa e coerente con le finalità del Fondo, tuttavia il risultato complessivo è insoddisfacente e inadeguato al reale bisogno”. “Altra grande criticità – prosegue il Patto – resta la mancata ricaduta pratica sulla vita quotidiana delle persone. Il Piano Non Autosufficienza approvato dal Governo mantiene, infatti, una frammentazione, limitando il coordinamento ai soli servizi sociali, mentre l’ambizione della riforma era quella di creare una programmazione che unisse sociale, sanità e INPS. Per le famiglie questo significa continuare a dover ‘ricomporre da sole’ percorsi, uffici e procedure differenti. E ancora, sono poco chiari i diritti: sebbene si parli di Livelli Essenziali (LEPS), manca ancora una definizione precisa di ‘ che cosa ’ il cittadino abbia diritto a ricevere concretamente in base al proprio bisogno. Il Piano definisce l’organizzazione del sistema, ma non quale prestazione sia realmente esigibile dai cittadini. Infine, registriamo un arretramento sui servizi. Il Piano rinuncia a utilizzare il Fondo come leva per obbligare le Regioni a investire in assistenza domiciliare e servizi alla persona, lasciando spazio alla mera erogazione di trasferimenti monetari che non risolvono il carico assistenziale quotidiano. In questo modo – dichiara il Patto – la riforma resta solo sulla carta, e non entra nelle case”.
Sul sito: www.pattononautosufficienza.it è possibile scaricare il paper di approfondimento “Il nuovo Piano nazionale per gli anziani non autosufficienti 2025-2027. Un primo bilancio” a cura di Cristiano Gori.