di Fabrizio Dacrema, responsabile Auser Cultura
Se il capo della mitica “burocrazia” ministeriale scolastica cita John Lennon in una circolare che annuncia un Piano Estate da mezzo miliardo viene da pensare che davvero, dopo la pandemia, le cose stanno cambiando.
La circolare ministeriale parla un linguaggio del tutto nuovo per invitare le scuole ad aprirsi alla comunità e al territorio in cui operano, parla delle “nuove povertà educative” e “diffuse privazioni sociali” e della necessità di “sguardi plurimi” e di una scuola “dischiusa al mondo esterno“.
Lo stile comunicativo muta perché l’obiettivo è motivare le scuole a guardare oltre le mura scolastiche, aprirsi ai bisogni cognitivi e relazionali di studenti e famiglie, realizzare Patti Educativi di Comunità alleandosi e collaborando con le associazioni del Terzo settore.
Non a caso l’immagine del ponte campeggia già nell’oggetto della circolare: un ponte tra la conclusione di questo sfortunato anno scolastico e il nuovo inizio, tra la scuola e il territorio e tra il sapere formale – quello che si impara nelle istituzioni educative – e il sapere che si apprende fuori dalla scuola in contesti non formali e informali.
Ed è a questo punto che la circolare ricorre all’inusuale citazione di John Lennon (la vita è ciò che ci accade mentre facciamo altro) per sostenere il concetto di lifewide learning che, insieme al lifelong learning, è alla base delle strategie formative europee per la cittadinanza attiva e l’occupabilità.
In Italia è ancora forte il pregiudizio nei confronti di quello che si è imparato fuori dalla scuola, le competenze apprese attraverso il lavoro e le attività della vita quotidiana sono considerate di minore importanza e di valore trascurabile rispetto all’educazione formale che, invece, costituisce ancora il modello formativo dominante. Eppure cosa altro significa “mettere al persona al centro del processo di apprendimento” se non riconoscere e valorizzare tutti gli apprendimenti realizzati prima e durante il percorso di istruzione formale? I processi formativi diventano significativi per le persone se si connettono ai saperi preesistenti e se la motivazione ad apprendere è sostenuta dalla possibilità di utilizzare le conoscenze per trasformare la realtà.
Ecco perché i Patti Educativi di Comunità sono determinanti per sconfiggere la dispersione scolastica e rendere le scuole più inclusive e motivanti per tutti. Il piano estate è allora l’occasione per realizzare una trasformazione stabile e strutturale: istituzioni educative aperte ai saperi del territorio e comunità che le riconoscono come la leva principale del loro sviluppo.
Le risorse questa volta ci sono, un investimento tutt’altro che trascurabile da valorizzare stringendo alleanze stabili tra le istituzioni educative e i soggetti del terzo settore. La partecipazione dei cittadini e delle comunità, il superamento delle logiche stataliste e delle mentalità risarcitorie, l’attivazione delle persone e della società civile organizzata sono, infatti, fattori decisivi per la riuscita degli investimenti pubblici, a partire da quelli in arrivo con il PNRR.
L’appello a favore dei Patti Educativi Territoriali del Forum del Terzo Settore e il protocollo di quest’ultimo con il Ministero dell’Istruzione per il contrasto delle povertà educative fanno riferimento al paradigma del sistema formativo integrato, a quella condivisione di finalità, obiettivi, risorse, competenze ed esperienze che oggi, dopo la riforma del terzo settore, prendono il nome di co-programmazione e co-progettazione. Di questo si tratta: collaborare e condividere, non delegare e scaricare al terzo settore attività extracurricolari, né di allungare a giugno o anticipare a settembre le stesse attività svolte durante l’anno scolastico; i contesti di apprendimento devono cambiare ed essere diversi dall’aula, utilizzando anche gli spazi e i luoghi del territorio. La co-progettazione e la co-valutazione dei percorsi educativi tra insegnanti e operatori del Terzo Settore è decisiva per garantire coordinamento e unitarietà alla fase attuativa, questo anche nel caso, non raro purtroppo, che le scuole non trovino disponibilità di personale lungo tutto il periodo estivo.
La rete di Auser Cultura in questi anni ha realizzato diverse esperienze in collaborazione con le scuole in diversi campi: recupero degli apprendimenti (doposcuola popolari), sviluppo delle competenze di cittadinanza (educazione alla legalità, contrasto alle fake news, riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, …), progetti di service learning in cui gli studenti sono protagonisti di progetti e azioni solidali nei confronti della comunità, esperienze di collaborazione e solidarietà intergenerazionale, dialogo interculturale e insegnamento dell’italiano L2, valorizzazione delle risorse culturali e naturali del territorio, costruzione di reti in collaborazione con l’istruzione degli adulti.
Nuove idee possono nascere e svilupparsi se davvero si apre una nuova stagione in cui scuole aperte e civismo attivo si alleano per i diritti educativi delle persone e delle comunità.